Google, la prepotenza del più forte con la faccia simpatica

19 February 2006 at 6:02 pm 4 comments

Google logoGoogle ormai è il web. Tutto, o quasi, passa attraverso i suoi databases. Le iniziative tecnologiche dell’azienda dalle tante “o” si moltiplicano esponenzialmente, alcune saranno certamente destinate a diventare il punto di riferimento del web 2.0. Google passa, legge il tuo sito, lo scheda, lo giudica e lo archivia. E’ tutto automatico, è tutto alla luce del sole, è tutto perfatto… però…

Migliaia di aziende nel mondo affidano il loro futuro su internet all’indicizzazione ed essere indicizzati su google rappresenta il 90% dell’opera. Si da però il caso che Google applichi arbitrariamente alcune regole che rischiano di far fallire ogni sforzo di un’azienda. Ad esempio,se un sito viene bannato (e può esserlo per un motivo a caso tra i seguenti) non può più essere inserito nelle ricerche. Non vengono fornite spiegazioni, non viene dato nessun avevrtiemento.

Una persona che ha in budgret i soldi necessari per sviluppare un buon sito ed indicizzarlo senza troppe pretese potrebbe vederli sfumare da un minuto con l’altro al variare delle politiche di Google.

Trovo che questo sia inaccettabile. Come tutti anche Google, raggiunto il potere, lo esercita con la forza.

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Entry filed under: Internet.

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4 Comments Add your own

  • 1. Orso Ciccione  |  20 February 2006 at 12:19 pm

    “… e può esserlo per un motivo a caso tra i seguenti…” quali? Non li hai elencati.
    Comunque il “bannaggio” non è una pratica solo di google e purtroppo deriva dall’esigenza di escludere tutti quei simpaticoni, tra rivoluzionari e squallidi imprenditori che fanno dello spam e dell’illegalità i loro punti di forza. Se nessuno infrangesse le regole non ci sarebbe bisogno di regole; a rimetterci sono quelli che vorrebbero seguirle, ma la colpa non è di chi le detta ma di chi le infrange.
    Spero che questa non sia l’ennesima campagna contro il mostro imprenditoriale che ci renderà tutti schiavi: appena un’azienda diventa un po’ più grossa di uno sputo di mosca diventa un mostro da abbattere, specie nel mondo informatico.
    Prima di google c’erano altavista e yahoo: c’è sempre stato un motore di ricerca dominante, determinato non da giochi di potere e mazzette ma dal fatto di essere più bravi degli altri.
    Tutti però dettano delle proprie regole su “chi è dentro e chi è fuori”… google è diventato famoso proprio perché le sue regole finora danno i risultati migliori.
    In quanto al dire “Una persona che ha in budgret i soldi necessari […] potrebbe vederli sfumare da un minuto con l’altro al variare delle politiche di Google.” io penso sia esattamente il contrario, visto che i motori di ricerca sono iniziative imprenditoriali e pagando ci si può far indicizzare al meglio: a rimetterci semmai può essere il piccolo webmaster di turno senza mezzi che viene triturato accidentalmente (!) negli ingranaggi del bannaggio.
    D’altro canto quando si trattano decine di milioni di casi la visibilità del singolo è minima… ci si può sempre affidare all’assistenza che fa quello che può. Ho lavorato nei call center dove non il singolo caso ma casi che erano sotto una certa percentuale del totale venivano bellamente cestinati, non per cattiveria ma perché non si sarebbe comunque riusciti a gestirli.
    Come diceva John Goodman in un film “Non c’è problema abbastanza grave da non poter essere ignorato.”

    Reply
  • 2. hakuchan  |  20 February 2006 at 12:44 pm

    Lungi da me l’idea di demonizzare le aziende che crescono grazie ai loro meriti. Nel mio piccolo sono un imprenditore e se seguissi questa politica sarei probabilmente un pessimo imprenditore. Tuttavia non posso fare a meno di notare che quando si parla di Google, spesso, ci si trova davanti ad un muro invalicabile tra le giuste regole imposte e la spiegazione delle medesime.

    Ad esempio, un sito da noi realizzato è stato bannato senza alcun preavviso per un cavillo assurdo.

    Visto che sei tecnico te lo speigo: c’era un vuoto che al suo interno conteneva solo uno spazio (” “). Questo spazio aveva associato uno stile css che portava le sue dimensioni a -40 em (molto piccole). Tali dimensioni non erano volute, ma erano frutto di un errore di battitura (il meno non ci doveva essere). Per google (o meglio per un addetto umano al controllo del page rank) questo è inganno, spam, orrore, vade retro Satana.

    Ora, senza alcun preavviso, come ti dicevo, senza neanche la possibilità di rimediare a quello che era tutto fuorchè spamming, il sito è stato bannato. Fortunatamente il dominio definitivo sarà un altro e l’investimento del nostro cliente è comuque salvo, ma immagino che lo stesso errore sia abbastanza comune tra i webmaster che scrivono, come me righe e righe di codice senza usare assurdi e costosi strumenti wiswyg che producono html a caso.

    Qual’è l’unico modo per rimediare ad un errore veniale come questo? PAGARE. A mio avviso non è giusto ed è una politica che se fosse seguita dalla mia azienda nei confronti dei suoi clienti ci porterebbe a chiudere in due mesi. Però Google è Google e può fae quello che vuole.

    Da questa considerazione viene il titolo “Google, la prepotenza del più forte con la faccia simpatica”. Non voglio nemmeno soffermarmi sulla censura che Google (come tutti gli altri) accetta di apportare ai suoi db quando si parla di Cina. Il mio è quasi unicamente un discorso tecnico. Resta che Google si può permettere questo comportamento solo perchè non c’è nessun’altro in grado di contrastarlo

    Effettivamente ho dimenticato di aggiungere le regole, ora ho modificato il post, comuqnue le trovi qui About google 🙂

    Reply
  • 3. Orso Ciccione  |  20 February 2006 at 4:48 pm

    Ho dato una rapida occhiata alle regole ma non ho ancora trovato riferimenti allo spam… rivedrò in seguito, appena avrò tempo.
    Comunque come direbbe qualcuno “sono pienamente d’accordo a metà col mister”… per me è giusto (o almeno comprensibile) bannarti per il testo considerato spam (ovviamente da un programma robotizzato non particolarmente sensibile agli errori di noi umani), ma ingiusto il fatto che tu debba pagare per farti reintegrare… questa cosa mi pare strana e aspetto di trovare dove stia scritta… o di leggere la mail che ti hanno mandato comunicandoti la cosa. Se è così su questo secondo aspetto ti do’ ragione.

    Reply
  • 4. hakuchan  |  20 February 2006 at 4:55 pm

    Nessuna mail mi è stata inviata. per vedere se un sito è bannato devi digitare tu, di tua iniziativa la stringa: “site: nomesito.it” nella ricerca di google. Se non compare nulla, sei bannato.

    Dico che devi pagare perchè l’unico modo per ricomparire in google e quello di pagare per l’adsense (quei link che compaiono a destra e che sono pagati). Il ban, in se, è irreversibile.

    Non è stato il bot a bannare, ma un essere umano che ha rivisto i risultati del bot. A mano.

    Il ragionamento non riguarda tanto questo sito in particolare, ma il modo in cui google persegue alcuni suoi obiettivi 😉

    Reply

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